
La cucina
Chef Giovanni Solofra e
Roberta Merolli
A firmare la cucina sono gli chef Giovanni Solofra e Roberta Merolli: coppia nella vita e nel lavoro, portatori di un linguaggio fatto di tecnica, identità e poesia.
Dopo la prima stella a Taormina al St. George by Heinz Beck e il ritorno in Campania al Tre Olivi di Paestum (due stelle Michelin in soli nove mesi di riapertura), Solofra e Merolli ritornano in Sicilia e approdano al Charleston con una missione: raccontare la Sicilia attraverso una cucina che unisce memoria e innovazione. «Questo progetto rappresenta un vero ritorno al futuro, un matrimonio tra memoria e innovazione, tra la storia del Charleston e la cucina contemporanea».
Resident Chef: Manuel Motta
Filosofia Gastronomica
Il Charleston vive nel presente, con lo sguardo rivolto al futuro e una curiosità che da sempre ne guida la cucina. Già negli anni Settanta portava a Palermo influenze internazionali, reinterpretando attraverso una sensibilità profondamente siciliana. Oggi quella stessa attitudine continua in una cucina libera di attraversare culture, tecniche e linguaggi, senza mai perdere il legame con il territorio.
La tradizione non viene semplicemente riprodotta, ma riletta, trasformata e condotta verso nuove espressioni. È questo il principio che anima anche Il Gattopardo: un percorso in otto capitoli in cui ogni elemento della tradizione diventa materia di ricerca. L’Aspic, la Cassata, le Minne, il Beccafico e il Timballo vengono reinterpretati attraverso nuove forme, consistenze e linguaggi, talvolta scomposti e ricomposti, alle volte restituiti nella loro originaria monumentalità. Una cucina che mette in dialogo la memoria con l’innovazione, la cucina dei Monsù con la contemporaneità, l’Oriente con il Mediterraneo.
Ogni città ha i propri mostri. Palermo li veste bene.
È da questo sguardo, ironico e insieme profondamente identitario, che nasce Il Gattopardo: dalla capacità di trovare bellezza anche nella decadenza, trasformandola in una nuova forma di espressione.
E accanto alla ricerca rimangono i segni della storia del Charleston: Gramigna Lido 1969, omaggio agli anni trascorsi sulla terrazza di Mondello, e Alla lampada, tributo alla grande tradizione della sala. Perché al Charleston il passato non è nostalgia, ma materia viva da trasformare e continuare a raccontare.
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